Emicrania e gravidanza? Farmaci in gravidanza?

Vi  scrivo per porvi il mio problema: sono una donna di 32 anni, soffro di emicrania con aura (da 20 anni) con diagnosi effettuata in un centro cefalee con gli esami deI caso risultati tutti negativi.
I sintomi sono classici, dall'irritabilità ai fastidi visivi e uditivi, difficoltà di linguaggio, perdita di forza degli arti del lato sinistro del corpo che si manifestano due o tre giorni prima dell'attacco vero e proprio. Assumo la pillola (a basso dosaggio), al bisogno utilizzo il sumatriptan succinato o in compresse o in spray (più efficace) e ogni tre mesi seguo una cura preventiva. Gli attacchi sono meno violenti da quando assumo la pillola (presumo infatti che l'emicrania sia legata al ciclo mestruale, tant'è che si presenta in concomitanza con esso), seguo la terapia consigliatami al centro cefalee, utilizzo le medicine di cui le ho scritto. Prima, infatti, gli episodi duravano dalle 24 alle 36 ore consecutive accompagnati da nausea, vomito, abbassamento della pressione, "rigidità" del corpo, dolori lancinanti che mi tenevano a letto per giorni. È accertato che in famiglia ne ha sofferto la nonna paterna e ne soffre anche una cugina poco più giovane, figlia del fratello di mio padre: c'è dunque la componente ereditaria di cui spesso si parla.

La mia domanda è  questa: volendo avere un bambino, che medicine dovrei assumere al posto del sumatriptan che ho letto essere sconsigliato (sospendendo la cura preventiva) in gravidanza per non danneggiare il feto ma, allo stesso tempo, bloccare efficacemente le crisi che altrimenti sono insopportabili? Nell'attesa di una Vostra risposta ringrazio anticipatamente.


Risposta:


Spesso in gravidanza l'emicrania migliora spontaneamente, per cui è possibile che la farmacoterapia diventi comunque meno necessaria. È giusto sospendere ogni terapia profilattica e pianificare la gravidanza per evitare un concepimento inavvertito durante la terapia. Questa considerazione vale soprattutto nel caso dell'acido valproico, i cui effetti malformativi sono ben noti, mentre beta-bloccanti e antidepressivi triciclici sembrano meno problematici. Per evitare le crisi acute, è bene dedicare particolare attenzione ad evitare eventuali fattori scatenanti. Durante i primi tre mesi i farmaci sarebbero da evitare generalmente (una eventuale terapia deve essere ben motivata e indicata da chi la segue). Dopo questo periodo, è ritenuto accettabile l'uso occasionale ad es. del paracetamolo o di un beta-bloccante per un periodo limitato.
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