Sclerosi multipla, beta-interferone e gravidanza

Da un anno convivo con la SM, ma mi è stato detto a tutti gli effetti solo 5 mesi dopo il primo attacco. Forse i medici che mi hanno avuto in cura hanno pensato di non dirmi tutto per non crearmi un trauma, pratica spesso usata in situazioni del genere.
Al di là di ciò, la mia sm dovrebbe essere a cadute e remissioni. Insensibilità alle gambe, problemi di incontinenza (del tipo: corri al bagno soprattutto quando le gambe non vogliono saperne di correre) e a volte di vista. Ultimamente anche stanchezza alle braccia e probabilmente insensibilità parziale. A luglio sono stata sottoposta a bolo cortisonico e da settembre sono in cura con Rebif, 3 volte a settimana. Vado a nuoto due volte a settimana, cerco di continuare una vita per quanto possibile regolare (anche se vorrei partire per un viaggio e non posso farlo liberamente), barcamenandomi tra studio e lavoro, tenendo in considerazione che nessuno sa di questo mio problema.
La mia domanda: è vero che dopo 2, massimo 2 anni e mezzo di interferone, si smette? O sarà un eterno drogarsi? Poi: quanto tempo deve trascorrere dal termine della cura alla gravidanza? Da 1 a 100, quanto è sconsigliata una gravidanza con un quadro clinico come il mio? Quante possibilità ci sono che mio figlio nasca con sm?


Risposta:


Per quanto riguarda il fatto che non Le sia stata comunicata immediatamente la diagnosi, questo può dipendere dal fatto che i criteri diagnostici per la sclerosi multipla richiedono (oltre al completamento degli esami radiologici e biochimici con l'esame del liquor cerebrospinale) almeno due episodi sintomatici; pertanto, nella prassi clinica non si pronuncia la diagnosi alla prima manifestazione della malattia. Un numero considerevole di pazienti può avere nel corso di anni o addirittura per tutta la vita un'unica e transitoria manifestazione clinica, come ad es. un disturbo della visione. Non sarebbe giustificato confrontare queste persone con una diagnosi di sclerosi multipla, particolarmente se ancora non sono raggiunti i criteri diagnostici completi.
Sulla durata della terapia con beta-interferone non esistono - in quanto si tratta di una terapia introdotta da pochi anni - dati sufficienti per dare una valutazione approfondita. Non è noto se il farmaco riduca la frequenza di recidive solo nel periodo in cui viene somministrato o se facilita una stabilizzazione permanente della malattia anche dopo la sospensione del farmaco. Finché questi dati non saranno disponibili, è consigliabile di continuare la terapia.
Gli interferoni sono molecole ('citokine') normalmente prodotte a basse concentrazioni dall'organismo stesso. Essendo molecole 'naturali' non portano il rischio di malformazioni per il feto. Comunque, non sono ancora state studiate durante la gravidanza e possono aumentare le possibilità di aborto spontaneo. Per questo motivo è sconsigliato il loro uso durante la gravidanza. Al contrario di quanto vale per i farmaci immunosoppressori, che possono causare mutazioni del materiale genetico degli ovociti o spermatociti, non è necessario che intercorra un intervallo di alcuni mesi tra la fine della terapia e l'inizio di gravidanza. È comunque consigliabile sospendere la terapia prima di programmare la gravidanza e (per mancanza di dati sufficienti sulla sicurezza) anche durante l'allattamento.
Esiste un grande numero di studi che dimostrano che durante la gravidanza la frequenza di ricadute si riduce notevolmente (in media, più dell'effetto raggiunto con il beta-interferone, per cui è più che compensata la sospensione della terapia). Le ricadute aumentano invece nel primo trimestre dopo il parto. Attualmente sono in corso studi clinici per verificare se la somministrazione di immunoglobuline possa offrire una protezione in questa fase più delicata. In ogni caso, la gravidanza non ha alcun effetto negativo sulla disabilità a lungo termine.
Per quanto non è mai sconsigliata una gravidanza come tale, bisogna comunque considerare che la probabilità di sviluppare la sclerosi multipla è geneticamente determinata. Il figlio non 'nasce' mai con la sclerosi multipla ma può, almeno in parte, ereditare la disposizione dei genitori. Poiché sono molti (e ancora in gran parte sconosciuti) i geni che contribuiscono a questa disposizione, non sono possibili analisi o predizioni nei casi individuali. È noto però (e questo è valido anche per altre malattie auto-immunitarie) che figli e parenti di primo grado di pazienti con sclerosi multipla hanno un rischio leggermente maggiore di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale.














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